Politica, pecore e pastori

transumanza-img.jpgdi Giuseppe La Rana

Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare. Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori lascian gli stazzi e vanno verso il mare”. Che la nostra regione fosse terra di pascoli, l’aveva sottolineato già il nobile D’Annunzio, quindi, parlare di “pastori e tratturi” potrebbe sembrare un anacronismo. Purtroppo, però, le esigenze della politica …

che alcuni chiamano modernista, hanno istituzionalizzato le transumanze e il “voltagabbana” sembra diventato il compendio della res pubblica dei nostri giorni. Alle prime difficoltà e con una cadenza quasi rituale, il ceto politico elabora un maquillage per esorcizzare i fatti che lo circondano e demonizzare quel gruppo politico del quale solo poco tempo prima si onorava di far parte. Alle prime insoddisfazioni, troppo spesso solo personali, si cambia casacca; si va a pascolare in un campo diverso. I motivi indicati per giustificare i cambiamenti appaiono ormai un rituale: la necessità di prendere le distanze dall’immobilismo di chi governa o dalla eccessiva litigiosità nel partito, sono le motivazioni più collaudate, buone per tutte le stagioni, facili da servire ad un elettorato consolidato e fedele. Difficili, però, da far passare ad un’opinione pubblica attenta ai fatti, mai troppo trasformista. Anche a Vasto, in poco tempo, siamo stati spettatori di tanti cambiamenti; da Destra a Sinistra e senza risparmiare il Centro. E dicono che Vasto non cambia!! Nel prossimo futuro, le imminenti scadenze elettorali non ci risparmieranno di certo altri cambi di squadra. Sono queste continue transumanze politiche che hanno decretato la sconfitta del bipolarismo e la vittoria di un unico metodo di governo (consociativo – trasformistico): un sistema ideato e meditato per far da collante a tutto il paese, costruito su una precaria solidarietà, figlia di un esasperato individualismo e che appare essere l’unico comune denominatore tra partiti maggiori e minori, nuovi, seminuovi o rinnovati, maggioranza e opposizione, lobby, ceti, corporazioni. L’impegno preso verso gli elettori e il senso dell’appartenenza a un gruppo con il quale si condividono idee e valori hanno perso il loro significato per cedere il passo alla irrefrenabile voglia di “ottenere” o “apparire” ad ogni costo. Proprio così, anche al costo di non riconoscere più sè stessi, di perdere la propria identità e la forza della coerenza. Povero Gabriele D’Annunzio, si era illuso che in Abruzzo la transumanza appartenesse solo al mondo delle pecore e dei pastori!!

Politica, pecore e pastoriultima modifica: 2009-04-04T15:15:27+02:00da admin
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