Sicurezza: non è questione di numeri

arresto.jpgdi Giuseppe La Rana 

Vasto isola felice! Forse lo era qualche anno fa. E’ troppo tempo che registriamo una escalation del crimine: furti, scippi, incendi dolosi, estorsioni, atti di danneggiamento contro beni pubblici e privati irrompono sempre più spesso nelle cronache quotidiane. E senza parlare del mondo della droga, per il quale ci sembra registrare un pericoloso abbassamento….

della guardia. Il sindaco Lapenna cerca di rassicurarci affermando che Vasto non è Beirut. Condividiamo il suo giudizio (Beirut è un paese nel quale si vive in guerra!), ma non per questo ci sentiamo più tranquilli; del resto è la stessa Amministrazione Lapenna che intende mettere le telecamere per la città, e questa decisione tradisce la consapevolezza della situazione di costante pericolo in cui viviamo. Non vogliamo essere allarmisti, ma solo fornire un contributo al dibattito sul problema sicurezza. Molti cedono alla facile tentazione di individuare nella carenza delle forze di polizia il vero ed unico motivo dell’attuale situazione vastese. E’ una scorciatoia tanto facile quanto inutile: facile, perché evita di discutere di scelte e responsabilità di chi ci deve garantire la sicurezza, inutile perché non affronta parti importanti del problema. In un passato non molto lontano abbiamo trascorso anni di grande tranquillità; i controlli delle forze dell’ordine erano talmente costanti e tangibili che molti cittadini li ritenevano addirittura opprimenti. Era l’epoca in cui un ufficiale dei Carabinieri, Salvatore Minniti, richiedeva ai suoi uomini di rendicontare analiticamente e formalmente tutto ciò che facevano durante il turno di lavoro; poneva dei precisi obiettivi da raggiungere e imponeva alle pattuglie in servizio di contattare commercianti e cittadini per stimolarli a riferire, in via preventiva, se avessero notato situazioni o presenze anomale e sospette; la notte faceva convergere su Vasto auto e militari di stazioni limitrofe. C’erano uomini appartenenti alle forze dell’ordine che, senza badare ad orari di servizio, erano presenti tra i confidenti e nel tessuto sociale, sempre pronti ad attingere e sfruttare notizie utili per prevenire e contrastare il crimine. Si avvertiva tangibilmente la presenza dello Stato, di giorno e di notte, sia nella prevenzione che nei risultati repressivi di polizia giudiziaria. Eppure il numero delle forze dell’ordine era lo stesso di oggi. Certo anche allora qualcuno si lamentava: ma erano solo coloro che non volevano essere controllati, nelle strade o sul lavoro. I magistrati dell’ufficio inquirente vivevano tutti a Vasto ed erano, dunque, attenti conoscitori della realtà locale; la loro costante presenza era un indiscutibile vantaggio per contrastare il crimine. Ne è passato di tempo; il modulo operativo del capitano Minniti è cambiato, così come lo spirito di sacrificio di molti. Negli ultimi dieci anni nessuno dei magistrati in servizio presso la nostra Procura della Repubblica è stato residente a Vasto: hanno tutti vissuto altrove, regolarmente autorizzati. Una luce di forte speranza la cogliamo nel nuovo Procuratore della Repubblica, dr. Prete, che vogliamo ringraziare per aver scelto di vivere in questa nostra bella cittadina. La sua presenza costituirà sicuramente un indispensabile punto di riferimento, una marcia in più, e rappresenterà il segno tangibile di uno Stato che troppo spesso è visibile nelle cerimonie di facciata, ma assente sul campo di battaglia. Il problema sicurezza non può ridursi ad una questione di numeri!

Sicurezza: non è questione di numeriultima modifica: 2009-01-31T15:22:32+01:00da admin
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